Per direttissima streaming

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Per direttissima streaming

C'era una volta un modo per vedere le partite di calcio senza pagare, ma anche per vedere eventi quando non erano trasmessi in Italia si usava lo streaming, un mezzo magico per vedere la tv tramite il web. Ora lo streaming è diventato il vessillo della purezza in politica, l'arma segreta che inchioda chiunque aprendo le stanze dei bottoni, che al limite sono bottoncini, se non asole vuote ormai. Ma è un'arma che, come molte, ha due tagli.

Tutto parte quando, abituati a trasmettere tutto in streaming, il M5S chiede a Bersani - ve lo ricordate quando qualcuno pensava potesse fare il premier? - di trasmettere le consultazioni per provare a formare un governo. E in quell'occasione storica, Lombardi paragonò le parole di Bersani a una puntata di Ballarò. Il linguaggio codificato della televisione, dei vituperati talk show politici contro l'immediatezza del web, il teatrino e il computerino. Fino a un certo punto. Perché lo streaming è bandiera di chiarezza solo quando c'è da affermare dei principi, l'uso del web è tanto democratico quanto manipolabile, in quanto appunto apertissimo. E allora ecco che vediamo i comizi, le conferenze, le dichiarazioni e non le discussioni sulla linea, non i momenti in cui la direzione e gli eletti - come un vero partito, altro che non-statuto - devono scontrarsi e prendere decisioni, per non minare la sensazione di granitica compattezza. Assolutamente legittimo e giusto. Non quando però si demonizza l'avversario proprio su quei temi.

L'ultimo caso di streaming illuminante ha proprio a che vedere con lo scontro tra tv e web/movimento. Il senatore Mastrangeli viene espulso dal partito, in attesa di ratifica da parte degli iscritti, per aver partecipato a una puntata del programma di Barbara D'Urso (che in un qualunque sistema serio sarebbe condizione sufficiente per l'espulsione) accusando a sua volta Crimi per aver partecipato a Porta a Porta. La tv è il male, avvicinarsi è contrarre la lebbra. Lo streaming lo sancisce. Con un però: a un certo punto la diretta salta, nel momento più complesso, ossia la discussione e la rabbia di Mastrangeli, le accuse al movimento, la messa in scena, assolutamente fondamentale per un partito da poco nato, delle sue contraddizioni. E allora la trasparenza e l'immediatezza di un non-partito con un non-statuto con non-deputati e non-senatori cadono nella trappola manipolatoria di Casaleggio e della sua società? Se fossi complottista direi di sì, ma sono più realista e mi limito ai numeri che per Grillo e soci sono "il paese, il popolo, la gente" ecc: su 48.000 iscritti del M5S solo 20.000 hanno votato le Quirinarie e il candidato del popolo Rodotà, da scandire ormai in 3 sillabe cantilenate, ha raccolto meno di 5000 voti. Per intenderci la più piccola delle zone urbanistiche (Lucrezia Romana) del mio quartiere (Cinecittà) supera i voti di Rodotà; per non dire del fallimento della conquista del Friuli che fa perdere al M5S la metà dei voti di 2 mesi fa; per non dire del candidato sindaco di Roma scelto da nemmeno 1000 persone.

Il M5S può essere una grande risorsa, per idee e passione, per novità e prospettive diverse, soprattutto per quello che riguarda la modernizzazione dei sistemi democratici, deve solo strutturarsi e soprattutto rigettare atteggiamenti di superiorità del tutto ingiustificate, giacobinismo che li rende antipatici, velleitarismi da radicali che non sanno in che paese vivono. Ma soprattutto affrancarsi dalla dipendenza da leader. Prendano esempio dal PD, esemplare nel rappresentare la dissoluzione del partito, l'inanità della politica, la morte della leadership. Anche loro, impietosi e nichilisti fino in fondo, in diretta streaming.

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