Michael Cimino, il regista che non conosco
Questo non è un ricordo di Michael Cimino. Ne hanno già scritti alcuni belli e toccanti persone più adatte di me. Anche perché io Michael Cimino non lo conosco come regista. Il mio legame con lui è prima di tutto affettivo e c'entra poco con il suo cinema: la sera che mi cambiò la vita - il 29 ottobre 1989, quando vidi Indiana Jones e l'ultima crociata il film che mi ha reso amante del cinema a tal punto da farne una ragione di vita - Canale 5 dava in prima serata Il siciliano, nella versione spuria di 2 ore. L'inizio della mia luna di miele con il cinema vede Cimino tra i protagonisti.
Ma la realtà è che di questo regista straordinario che ha rifondato l'epica americana con un pugno di film fondamentali e immensi come Il cacciatore, I cancelli del cielo, Verso il sole, Una calibro 20 per lo specialista e via elencando, io non ho mai visto un film. Li amo, anche i meno riusciti o i più sbilenchi, ma non li ho visti. Perché i film di questo autore sfortunato e ostinato che si è inimicato un'industria intera per la sua grandezza li ho tutti visti in tv o su uno schermo sempre troppo piccolo. Perché il valzer di Ella in I cancelli del cielo, il campo/controcampo con il cervo in Il cacciatore, i movimenti di macchina di L'anno del dragone sono il grande schermo, il telo enorme come i film che contiene, il mito della sala che si specchia con il mito infranto dell'America. Perciò non posso scrivere un ricordo di Cimino. Lo farò appena vedrò un suo film.
