Second Chance di Susanne Bier
(pubblicato su Il mucchio di aprile)
Non è regista dalla mano fine Susanne Bier, anzi quando può va giu pesante. Ma dopo un inizio di carriera tra Dogma e melodramma classico, il suo cinema si è perso alla ricerca di tocchi stilistici che supportassero la visceralità delle storie. Senza questo stile, diventa greve e becero sensazionalismo come in Second Chance, nuova opera a poca distanza dal fallimentare progetto USA Una folle passione, che nel raccontare le vicende di un padre che perde il figlio e la sanità mentale della moglie inanella una serie di colpi di scena che sotrdiscono lo spettatore, diventando colpi bassi sempre meno credibili e sempre più fastidiosi, come se Bier prendesse lo spettatore per un punchingball e non per un essere senziente.
4,5
