Un anno da ricordare (R. Wallace, 2010)

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Un anno da ricordare (R. Wallace, 2010)

Se c'è un animale che incarna il cinema, e soprattutto una precisa idea di cinema classico, è il cavallo. John Ford, Steven Spielberg, ma anche più semplicmente Seabiscuit. Ecco, Wallace guarda proprio al sottovalutato film di Ross per raccontare la storia di Secretariat, uno dei più grandi cavalli da corsa di tutti i tempi e della donna che lo salvò dalla vendita rendendolo uno degli ultimi purosangue a vincere la Triple Crown, ossia le 3 più importanti corse d'America.

Wallace, uno che ambisce all'epica ma a cui mancano sguardo e cuore, vorrebbe raccontare la storia di una famiglia che cade e risorge attorno al fenomenale talento di un cavallo (uno capace di vincere la più lunga corsa del mondo con 31 lunghezze di vantaggio): ma la ricostruzione storica è di superficie così come il tentativo di dare alle imprese di Secretariat un valore sociale, e spesso la regia pecca nella costruzione e nella piattezza di molte scene. A salvare Wallace ci pensa il direttore della fotografia Dean Semler che realizza notevoli scene di corsa e dà al film la giusta patina; ma come la famiglia Tweedy, il film senza le azioni del cavallo non andrebbe da nessuna parte.

Con fremente furia divora la terra. Non sta più fermo quando suona la tromba.

Giobbe 39, 24

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