Miti abbreviati

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Miti abbreviati

Porta a porta può fare schifo, di sicuro è discutibile. Ma non si può negare a Bruno Vespa la capacità di ritrarre nel suo studio i bar e le nuove agorà italiane, soprattutto quando si parla di processi. Che come le sessioni di laurea arrivano a ondate: negli ultimi 2 giorni sono arrivati o arriveranno a sentenza i processi Scazzi, Dell'Utri, Restivo, Knox-Solllecito, almeno per restare a quelli più gettonati dalle cronache tv e stampa.

E nei luoghi addetti alle parole in libertà gli italiani, appena dimessisi da vaticanisti, politologi a interim, ora criminologi, pubblici ministeri e investigatori a tempo pieno, infuriano le ricostruzioni e i giudizi, di solito a mostrare che loro sì che capiscono, mica quei buffoni chiamati a fare gli avvocati e/o i magistrati: le tracce di qui, le tracce di là, il sangue, le impronte digitali, le ricostruzioni e le falle. Quello non ha detto la verità perché gli orari non sono compatibili, quella è una bugiarda perché troppo carina, quello non è un mafioso perché c'ha la faccia simpatica. Che in mezzo siano morte delle persone non accende il senso del contegno e della dignità.

D'altronde perché dovrebbe farlo? Filtrate dal salotto al neo(n) di Rai 1, la morte e l'umanità delle persone violate resta in disparte, sullo sfondo, e degenera la visione del crimine che ha dato il successo a molte serie tv. Come dei RIS incompetenti, dei Perry Mason cialtroni o più semplicemente risolutori non troppo abili di un puzzle, gli italiani mettono in fila pezzi e traggono conclusioni, senza rispettare giudizi e sentenze, come avviene spessissimo in Italia. Paese fondato sul motto: "Io saprei fare di meglio".

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