Mandato in bianco

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Mandato in bianco

"Vogliamo le prove" ha detto qualche giorno fa in diretta streaming il senatore (sì, senatore, non cittadino) Crimi al quasi premier Bersani. Perché loro non danno fiducie in bianco. In bianco, come un assegno da incassare con qualsiasi cifra, 5 zeri o 5 stelle fate voi. Ma anche in bianco come una serata galante che non va a segno. Bersani è andato in bianco, perché ce l'hanno mandato, certo, ma anche perchè non è proprio l'adone che fa aprire le gambe dei grillini. Però il concetto della fiducia in bianco fa un po' sorridere.

Perché la fiducia non è in bianco, non è una scatola chiusa, si basa su programmi da condividere (non era la parola magica, prima di prendere voti?), su scelte da fare e valutare più o meno insieme e perché, all'interno di una coalizione, si può togliere e far cadere i governi. I voti, quelli sì, sono in bianco, le elezioni sono scatole chiuse in cui ti fidi di persone e idee e cerchi quelle più vicine. 8 milioni di persone hanno dato a ciascuno dei tre partiti la loro fiducia in bianco, e non possono togliergliela, non possono sfiduciare una scheda elettorale. E se gli elettori di PD e PdL possono essere scambiati per pazzi, perché hanno votato qualcuno che per 20 anni ha sfasciato l'Italia, quelli del movimento hanno votato davvero a scatola chiusa. Chiedendo in modo ridicolo un governo senza avere una persona che possa gestirlo (ah sì, il progetto), cosa hanno comunicato ai propri elettori? E chi permetterà quel governo, le merde che hanno sfasciato l'Italia? O provano un tecno-golpe.

E' assolutamente legittimo non fidarsi di nessun altro che di se stessi, specie in politica e specie in Italia. Farlo però per prendere più voti alle prossime elezioni (che invece potrebbe vederli in calo con Berlusconi ancora) ripetendo solo le parole d'ordine, gli inni e i motti (che pena Lombardi che redarguisce Crimi per averla chiamata onorevole), sa più di militarismo che di rivoluzione francese. Una rivoluzione in bianco, finita con l'imperatore Berlusconi. Oops, Napoleone.

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