Cavallo denaro (Cavalo dinheiro, Pedro Costa, 2014)

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Cavallo denaro (Cavalo dinheiro, Pedro Costa, 2014)

Ci sono delle domande che in un certo senso a ogni esperienza artistica, estetica o narrativa: cosa? come? dove? A queste domande Cavallo denaro non risponde, non può rispondere se non riaffermando la complessità della storia, la non univocità delle persone, dei fatti e dei luoghi. E così la storia di Ventura, manovale in pensione che all'alba della rivoluzione dei garofani si ritrova rinchiuso in una sorta di limbo che è un ospedale, una casa di cura, una fabbrica, una città invasa dai carri armati, una tomba: qui (ma quale qui?) Ventura parla di sé, circondato di personaggi che sono pezzi della sua vita e della storia politica del Portogallo. 

Il "fuori campo della storia" diventa anche fuori sguardo: Costa tiene fuori o ai margini dell'inquadratura tanto le immagini quanto i suoni, scompone luoghi e personaggi attraverso la fotografia (splendida e caravaggesca di Leonardo Simões) e il montaggio, essicca le forme del cinema di De Oliveira e realizza un film spettrale fatto di corpi decadenti, luoghi cangianti, suoni che definiscono gli ambienti come un altrove opposto al qui e ora della realtà. E descrivendo la storia e la politica come spiriti incarnati della post-umanità, riesce a far passare per il suo protagonista un paradossale affetto, nonostante tutto porti lo spettatore allo straniamento, alla distanza. Un film compresso, che richiede grande concentrazione e una visione su grande schermo per poter essere apprezzato a pieno. 

Voto: ✶✶½

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