El lugar sin limites (Arturo Ripstein, 1978) #Venezia75 #VeneziaClassici

Pubblicato il da Emanuele Rauco

El lugar sin limites (Arturo Ripstein, 1978) #Venezia75 #VeneziaClassici

Non mi stupirebbe se El lugar sin limites fosse uno dei film che hanno formato il gusto, lo sguardo e la sensibilità erotica e sensuale di Pedro Almodòvar. Ripstein racconta la storia di Manuela, un travestito che balla e si concede agli uomini di un paesino messicano all’interno di un bordello ormai decaduto ma che è ancora al centro del pueblo. Sua figlia ora gestisce la casa, ma Manuela ha il terrore che Pancho, da poco tornato in paese, possa cercarla ancora, per averla e ripudiarla, nel modo violento che conosce fin troppo bene. 

Il luogo senza limiti del titolo è l’inferno, come la citazione del Faust di Marlowe recita a inizio film, e Ripstein lo ritrae come un posto in cui i colori vivaci, scioccanti e improbabili si scontrano con la polvere e la concretezza della pietra, con la mancanza di luce e il senso di veglia funebre che aleggia su El Olivo, in cui il sesso è fuga dalla realtà e disperazione, ma anche modo per supplire alla morte simbolica della lotta di classe, uccisa non dalla mancanza di valori, di ideali o morale, ma dalla fine dello spirito di quella lotta. Sembra una pièce di Tennessee Williams ambientata nel mondo di Sergio Citti con il cinema di Sirk negli occhi: memorabile la danza sensuale di Manuela che prelude al finale drammatico. 

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