Donbass (Sergei Loznitsa) #Cannes2018

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Donbass (Sergei Loznitsa) #Cannes2018

È interessante notare come l’approccio di Sergei Loznitsa sia diametralmente opposto quando lavora sulla realtà del documentario e quando invece si trova a operare con soggetti e racconti. Donbass è un film di finzione che parte da un dato storico reale (come fa intuire il titolo, si tratta della guerra del 2014 in Ucraina contro le milizie filo-russe) ma lo trasfigura all’insegna della fanta-politica. Quando ha a che fare con l’invenzione, Loznitsa prende sul serio la parola e tracima in cinema visionario, allegorico, metaforico tanto quanto è severissimo osservatore quando davanti a lui scorrono fatti reali (come nel bellissimo Austerlitz). 

Donbass, come il precedente A Gentle Creature, procede per macro-sequenze in questo caso senza un racconto o un filo conduttore narrativo, ma ognuna delle quali mette in scena un aspetto della guerra, una sua conseguenza visto che la guerra come atto è uno sfondo scenografico. E scelgo questa parola perché ognuna di questa sequenze è la descrizione di uno spettacolo, di una messinscena, di una rappresentazione a uso e consumo di un pubblico (televisivo o in carne e ossa), in cui la macchina da presa è sempre soggetto attivo, partecipe e artefice (spesso si sentono i passi dell’operatore), sospesa tra documentazione e propaganda. Una macro-riflessione metaforica e satirica che spesso si fa oscura e per chi non conosce la cronaca dell’evento e risaputa nei mezzi grotteschi che usa, ma che non di meno colpisce tanto per il portato concettuale quanto per la sua elaborazione visiva. Come l’ultima sequenza - la preparazione di un “set” in cui si sta preparando un altro set - che mescola le due cose con vigore e rigore esemplari. 

✶✶½

Commenta il post