Il deserto rosso (Michelangelo Antonioni, 1964) #Venezia74 #VeneziaClassici

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Il deserto rosso (Michelangelo Antonioni, 1964) #Venezia74 #VeneziaClassici

Fin dalle prime inquadrature, Il deserto rosso guarda alla metafisica, non in senso filosofico, ma artistico: il fuoco che apre e segna il paesaggio industriale, la desolazione geometricamente perfetta di un luogo che è già archeologia (il segno della politica e dell'ideologia), i colori a contrasto e le costruzioni immerse nel nulla metaforico. Il primo film a colori di Antonioni sembra proprio teoricamente un film sui colori, sebbene il racconto della depressione di Giuliana (Monica Vitti, una delle più grandi donne di tutto il cinema italiano) si innesti in una riflessione sull'evoluzione e l'involuzione della borghesia settentrionale italiana. 

Ma nel dominio del grigio, colore intimo ed esteriore della pellicola, Carlo Di Palma (direttore della fotografia) e il regista sanno far emergere note, macchie e toni che esprimono abissi che le parole di Tonino Guerra in sceneggiatura non sanno dire con altrettanto vigore. Le pareti della baracca in cui lasciarsi andare a lievi licenziosità, le pozzanghere e gli abiti, la barca verso cui Giuliana vaga nel finale. E soprattutto la magnifica sequenza della fiaba, girata nella spiaggia rosa di Budelli, in cui un mondo "pieno di colori e senza rumori" sostituisce l'assordante grigiore della pianura Padania. La fantasia e l'immaginazione possono vincere, ma non se il mondo è retto da questa umanità.

Commenta il post