Due o tre cose che so di lei (Deux ou trois choses que je sais d'elle, Jean-Luc Godard, 1967) #VeneziaClassici #Venezia74

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Due o tre cose che so di lei (Deux ou trois choses que je sais d'elle, Jean-Luc Godard, 1967) #VeneziaClassici #Venezia74

Se Parigi si rinnova seguendo le vie del capitalismo, come mostrano le immagini e dicono le parole a puntello di Due o tre cose che so di lei, il cinema secondo Godard va rinnovato lungo le strade del marxismo, di un cinema saggistico che usi il documentario per spezzare tutte le convenzioni visive, stilistiche e comunicative. E questo film, in cui una donna è mostrata nelle sue 24 ore, nella vita quotidiana in cui alla realtà domestica si affianca la prostituzione (perfetta metafora per Parigi, la vera lei del titolo), comincia un percorso che (non) finirà con Adieu au langage.

E anche qui il linguaggio e l'esplicita riflessione su di esso sono i pilastri di un film che affonda i suoi denti - di sicuro invecchiati, ma ancora affilati stilisticamente - nella società dei consumi e che guarda con ironia lievemente surreale all'evoluzione della coppia borghesi, dei costumi culturali e delle forme visive che prende: per questo è molto interessante il rapporto "grafico" e sonoro con Il deserto rosso di Antonioni (visto sempre nei classici restaurati), l'uso sgargiante e anti-naturalistico dei colori e il contrasto radicale ed estremo tra silenzio e rumore industriale. Come se la modernità fosse un pugno ai sensi: a volte mortifero, a volte salutare.  

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