The Day After (Geu-hu, Hong Sangsoo) #Cannes2017

Pubblicato il da Emanuele Rauco

The Day After (Geu-hu, Hong Sangsoo) #Cannes2017

Come quelle band che suonano la stessa canzone (o quasi) per tutta la carriera, il cinema di Hong ha scelto un modello preciso di racconto, messinscena e dispositivo: ispirandosi a Rohmer - ma senza il suo côté filosofico, storie piccole e quotidiane scandite da lunghi dialoghi, ripresi con piani fissi e macchina da presa che lavora sui volti senza stacchi, con gli zoom, dialoghi che raccontano il dentro e il fuori dei personaggi. Anche The Day After lavora su questo modello di ferro raccontando il quadrato composto da un editore, la moglie, l'amante e la nuova impiegata che la moglie scambia per l'amante. 

Partendo sempre da questo modello, come si capisce se un film è migliore dell'altro (oltre al fatto che questo è in bianco e nero)? Dipende da quanto gli elementi al suo interno sono ispirati, quanto ciò che si muove nel modello sia fedele all'obiettivo di leggerezza e precisione umana che il regista si pone; a questo turno, dopo invece una bella prova sfoderata alla recente Berlinale, l'ispirazione sembra latitare, la povertà dei personaggi rivela poche cose da dire e il dialogo si rivela più ripetitivo del solito. Affaticato più che leggero, casuale più che spontaneo, parzialmente salvato da attori che sembrano estensioni stessa del cinema del regista. 

Voto: ✶✶

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