Rodin (Jacques Doillon) #Cannes2017

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Rodin (Jacques Doillon) #Cannes2017

A Jacques Doillon non si può negare un certo sforzo concettuale nell'organizzazione visiva e di regia del suo Rodin: nel raccontare la relazione tumultuosa tra lo scultore e la sua allieva/amante Camille Claudel durante il più fulgido periodo artistico dello scultore, il regista cerca di plasmare i tempi morti, di lavorare sui vuoti e sulle pause, sui silenzi esattamente nel modo anti-accademico con Rodin lavorava sullo squilibrio.

Doillon però non ha il senso dello spazio, dell'armonia e del ritmo adatti per una simile impresa e il film non può che ripiegare sulle questioni pratiche e sui risvolti banali dei personaggi, danneggiando così anche la prova di un Vincent Lindon che va di conserva, quasi col pilota automatico. Al contrario Izia Higelin è il sale del film: tramite lei e la sua carica sensuale - che guida moltissima dell'opera rodiniana - il film coglie alcuni momenti d'intensità. Ma quasi mai dà forma all'inerzia: gli manca la vita, resta l'argilla immobile, i disegni, le parole letterarie. E di quelli, i bambini attorno al Pensatore che suggellano la coda del film, non sanno che farsene, come lo spettatore. 

Voto: ✶½

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