Radiance (Hikari, Naomi Kawase) #Cannes2017

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Radiance (Hikari, Naomi Kawase) #Cannes2017

Il cinema di Naomi Kawase cerca di connettersi da sempre all'essenza delle cose, della natura e dell'uomo. Radiance lo fa attraverso i sensi, la vista e l'udito, raccontando il rapporto tra una ragazza che realizza audio-descrizioni per non vedenti e un fotografo che sta perdendo la vista: il film cerca le essenza delle immagini attraverso le parole, riempire lo spazio vuoto con la voce, come se in assenza di immagini il film acquisisse una più vasta profondità.

Ma i primi e primissimi piani e i dettagli con cui Kawase riprende i personaggi, come se non potesse o volesse vederli da lontano, come se stesse perdendo la vista per acquisirne una superiore, diventano la riaffermazione imperiosa di un'idea di bellezza puramente estetica, visuale e artificiosa, in cui la poesia diventa poeticismo e l'immaginario si limita a un rimasticamento di immaginari à la Malick fatti di mare, vento, sole e controluce, di sentimenti didascalici. Kawase smette di cercare il senso della bellezza e la mostra in modo sfacciato e infantile. Può piacere, certo, ma il gioco sulla commozione sembra molto più a buon mercato del solito. 

Voto: ✶✶

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