Le redoutable (Michel Hazanavicius, 2017) #Cannes2017

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Le redoutable (Michel Hazanavicius, 2017) #Cannes2017

Il vero problema di Le redoutable di Hazanavicius non è nei suoi limiti intrinseci, nelle sue evidenti debolezze, quanto nei danni che potrebbe procurare a uno sguardo disattento o disinformato: il film racconta Jean-Luc Godard visto dagli occhi di Anne Wiazemsky, sua moglie dal 1967 al 1979 e attrice dei suoi film nel periodo più controverso della sua carriera, quello più radicalmente marxista. 

Il film in sé è una raccolta di aneddoti, "barzellette", gag che demistificano la figura di Godard mostrandone l'uomo e tutti (sì, tutti) i suoi difetti; per mezz'ora ci si diverte visto che la presa in giro di una certa prosopopea intellettuale e politica funziona, Louis Garrel è molto bravo e Hazanavicius è abbastanza furbo da girare e montare il film come un'opera di Truffaut o Lelouch, dando così a Godard lo schiaffo supremo, lo sberleffo definitivo. Poi però il film finisce lì, si ripete e si trascina per due ore trovando un guizzo emotivo negli ultimi 5/10 minuti: è tutto così fragile e inutile. Però raccontare Godard, il '68 e il suo cinema così è soprattutto dannoso, perché manca di qualunque prospettiva critica; non demistifica Godard né il suo pensiero, non dà una chiave di lettura diversa del periodo, ma lo sfotte, lo mette in burletta e riduce tutto e tutti a macchiette. Così se uno spettatore disinformato, magari giovane, si trova di fronte a un film del genere, senza le conoscenze pregresse per contestualizzare racconto e personaggi, si troverà a rifiutare Godard e quel periodo storico, come quelli che pensano di conoscere La corazzata Potemkin perché citano Fantozzi. Il pericolo comunque non dovrebbe porsi: a chi interessa un film del genere? Perché un non-cinefilo dovrebbe voler vedere questo film? Le redoutable è tanto "pericoloso" quanto spuntato. 

Voto: ✶✶ 

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