Boston - Caccia all'uomo (Patriots Day, Peter Berg, 2016)

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Boston - Caccia all'uomo (Patriots Day, Peter Berg, 2016)

"È come se avessimo vinto la guerra" dice un poliziotto durante le interviste vere che punteggiano i titoli di coda di Boston - Caccia all'uomo. E Peter Berg, che di immagini di repertorio fa buon uso durante il resto del film accentuando il senso di realismo, riesce nell'impresa di trasformare Boston, il suo profilo urbano e le sue zone residenziali in una sorta di Falluja: il film è infatti una sorta di Zero Dark Thirty del fronte interno che racconta l'attentato del 2013 alla maratona di Boston e la seguente caccia ai terroristi che causarono la morte di 3 persone e al ferimento di altre 264. Ma Berg compie un percorso diverso da Bigelow: se in quel film la ricerca diventava ossessiva, andava astringersi tanto attorno alla preda quanto al cacciatore, in Patriots Day lo sguardo si allarga, la caccia diventa collettiva, l'intelligenza delle forze dell'ordine si apre ai contributi delle persone comuni, l'eroismo diventa una questione comunitaria e sociale. 

È una delle idee più belle di un film teso e appassionante, febbrile senza essere frenetico, in cui il magistero di Michael Mann si sente (nei colori, nel montaggio, nella tessitura corale, nel respiro intenso ma quieto anche nelle sequenze d'azione: si veda la sparatoria che odora di western contemporaneo) ma prende altri colori grazie alla regia di Berg: il suo stile ha i piedi per terra, la costruzione della tensione e del ritmo appare "naturale" e mai forzata, il modo di utilizzare la tecnica e il mezzo cinematografico è umile, al servizio del racconto e del pathos umano (al contrario per esempio di un virtuoso come Paul Greengrass). È un'onestà intellettuale e artigianale che richiama i classici del cinema USA, quelli in cui il senso morale o psicologico dei personaggi e degli eventi emerge delle azioni, da pochi gesti: Berg continua e conferma un percorso da cantore dell'uomo e del cinema medio come se ne vedono pochi a Hollywood. Nessuno (o pochi) come lui oggi sanno raccontare la normalità e la dignità delle brave persone alle prese con il loro lavoro e con le conseguenze anche estreme e lo fa con la scrittura e con la concretezza fisica e plastica con cui mette in scena l'azione e gli effetti speciali. Un mestierante? Forse, ma di quelli di cui il cinema ha un po' bisogno.  

Voto: ✶✶½

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