La legge della notte (Live by Night, Ben Affleck, 2016)

Pubblicato il da Emanuele Rauco

La legge della notte (Live by Night, Ben Affleck, 2016)

Si possono comprendere perfettamente le stroncature ricevute da La legge della notte, 4^ prova di Ben Affleck nel lungometraggio: è un film che procede per digressioni, scorci narrativi indipendenti, lungaggini fuori dal tema centrale. Insomma altre strade rispetto a quella elettiva del gangster-movie, che esce dal proprio centro per cercarne altri. Ma proprio questi limiti o difetti sono anche il suo cuore narrativo, emotivo, concettuale. Sono il fascino di un film che racconta la storia di un criminale in cerca di vendetta contro il boss della mala irlandese: per farlo si alleerà con il rivale italiano gestendo per suo conto il traffico di alcool con Cuba. Ma il passato e il destino hanno sempre un modo strano di fare i conti. 

Se il fondo è quello del film di gangster classico, quello degli anni '30 nel più puro stile Cagney o Robinson, ossia la corsa contro il fato e contro le proprie scelte, l'evoluzione del film è tanto ampia da apparire figlia di un'ambizione fuori luogo: ma Affleck conferma un respiro narrativo avvincente, qui tanto più ampio e incisivo quanto più si allontana dal mero fulcro del racconto. E come in un romanzo di James Ellroy è l'affresco degli Stati Uniti il cuore del film: qui c'è la Florida come microcosmo americano, la naturale evoluzione di un soldato (Affleck è un reduce della Prima Guerra Mondiale), il bigottismo reazionario che sfida il capitalismo come se non fossero entrambi cardini fondativi della nazione. E per raccontare in un film questo materiale da saga, adatto a una miniserie più che a un film, Affleck ha bisogno di concentrarsi sul secondario, dando forza ai sentimenti, ai risvolti, agli elementi sullo sfondo che apparendo in primo piano magari distolgono dalla semplice tensione narrativa ma arricchiscono il quadro, comunicano idee. È in questo anche che il regista si conferma un bravissimo narratore, abile a intagliare personaggi titanici anche nelle loro ombre (il gangster di Remo Girone, soprattutto il padre del protagonista interpretato dal solito enorme Brendan Gleeson), generoso soprattutto quando si tratta di fare i conti con gli elementi fuori posto in un racconto simile, come la religione, l'assoluto e quindi la ricerca e il bisogno dell'amore. Un film squilibrato per necessità: come se fosse l'unica forma per raccontare il cuore dell'America (come fece, a suo tempo, anche un film bellissimo e sottovalutato Gangs of New York).

Voto: ✶✶½

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