The Witch (Robert Eggers, 2016)

Pubblicato il da Emanuele Rauco

The Witch (Robert Eggers, 2016)

È incredibile l'ambizione dell'esordiente nel lungometraggio Eggers nel realizzare The Witch, specie se si pensa a un genere come l'horror che con sempre maggiori difficoltà esce dal seminato industriale. È ancora più incredibile che il film riesca a realizzare quelle ambizioni: ambientato nel New-England del 17° secolo, racconta di una famiglia che per vie delle idee religiosamente fanatiche del padre viene allontanata dalla comunità. Trasferitisi nel bosco, perderanno la serenità quando il più piccolo sparisce e si diffonde l'idea che sia colpa di una strega. 

Eggers lavora in primis sugli elementi culturali e religiosi, sul senso di colpa e sul bisogno sociale di espiazione, sul rapporto tra patriarcato e oppressione divina: ha studiato i maestri (Bresson, Bergman, Dreyer) e li applica con intelligenza, ma sa anche allargarsi al rapporto tra luoghi, spazi e interiorità ed è dall'intimo dei personaggi che scaturisce la fortissima tensione del film, dagli elementi figurativi più che visivi, utilizzando la fotografia e i silenzi, i suoni e le ombre di una suggestione inquieta. Ne esce fuori un film dalla nettezza visiva e narrativa spietata, tanto nelle inquadrature quanto nella morale, con un finale tra i più inquietanti degli ultimi decenni (splendida la prova della giovane Anya Taylor-Joy) e una sequenza memorabile come quella della morte di Caleb

Voto: ✶✶✶

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