Per mio figlio (Moka, Frédéric Mermoud, 2016)

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Per mio figlio (Moka, Frédéric Mermoud, 2016)

Quello di Emmanuelle Devos nel film di Mermoud non è solo un volto, è un filtro che assorbe le tensioni del personaggi, dell'ambiente che la circonda, del dolore che ha provato e ne restituisce le sfumature, le ambiguità. Per mio figlio è una semplice storia di vendetta (una madre che qualche mese dopo la morte del figlio, vuole braccare la donna che crede lo abbia investito) diventa più un dramma umana, un confronto tra personaggi e disperazioni più che uno scontro di valori e tragedie.

Mermoud si adagia su un ritmo laconico, cadenzato, quasi severo, sottolineato dalla Sonata al chiaro di luna di Beethoven, tratteggia soprattutto le ambiguità dei personaggi secondari che contrastano con la nettezza della protagonista rendendoli per questo più umani e sfrutta al meglio la protagonista, il cui percorso vive proprio della rielaborazione delle ambiguità altrui. Gli riesce meno padroneggiare i tempi della suspense e il climax, ma proprio le incertezze sul finale rendono ancora più consistente e coerente il lavoro sui personaggi (perché se Devos è fantastica, nemmeno Nathalie Baye scherza, al netto del doppiaggio), come se la risoluzione dell'intreccio fosse una preoccupazione che Mermoud, anche sceneggiatore, non voleva porsi, concentrato com'era sul paesaggio nel volto della sua interprete principale. 

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