Free State of Jones (Gary Ross, 2016) #TFF34

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Free State of Jones (Gary Ross, 2016) #TFF34

Sono molti i motivi di interesse di Free State of Jones, un film che da Gary Ross - mano dietro a Seabiscuit e Hunger Games 1 - non ci si aspetta. Perché il racconto della vera storia di Newton Knight, che disertando dalla guerra di secessione si ribellò contro l'esercito confederato e formò assieme ad altri insorti (tra cui non pochi ex-schiavi) una contea indipendente tanto dal Sud quanto dal Nord, non è il tipico biopic storico, spettacolare e retorico che ci si aspetterebbe. 

È invece un film anti-hollywoodiano (a differenza di La quercia dei giganti, di George Marshall datato 1948) nel tono generale di contegnosa preghiera, nella narrazione fatta di stacchi ed ellissi, di non detto e non visto, di ritmo pacato sul filo dell'estasi e di scene di battaglia concrete e mai sopra le righe (molto bello il finto funerale); è fuori dalle convenzioni anche la scelta di un disertore (figura già raccontata in modi opposti da Hacksaw Ridge di Mel Gibson, segno che qualcosa nella politica dello spettacolo USA è cambiata), ma soprattutto è problematica e spiazzante la radice ideologica alla base del percorso politico di Knight e del film. Un libertarianismo radicale ed estremista, che vede lo stato come nemico e la comunità culturale e naturale come rifugio, che rivendica l'uso e il possesso delle armi e si professa fieramente repubblicano pur essendo già post-razziale. Senza giudicarlo ma guardandolo con sguardo consapevole, Ross usa proprio uno stile opposto al fanatismo del suo personaggio - per quanto propugnatore di valori "giusti" e universali - per scavare dentro un grumo che da sacche estremiste è arrivato alla presidenza degli USA, ma che è uno dei fondamenti seppure nascosti e rimossi dell'intero mondo statunitense. Appesantito solo dalla sottotrama ambientata nel Mississippi del 20° secolo, Free State of Jones è un film aspro come il suo protagonista principale (Matthew McConaughey nel suo ennesimo e riuscito one man show) e severo come il suo ideale, figlio cinematografico degli anni '70 e politicamente aggrappato alla contemporaneità. Un block-buster che si nega e si reinventa. 

Voto: ★★½

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