Snowden (Oliver Stone) #RomaFF11

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Snowden (Oliver Stone) #RomaFF11

Se nel finale di un film basato su fatti reali, il protagonista affronta la luce del sole come un eroe epico, con tanti di violini in crescendo, standing ovation, dichiarazioni di stima e sguardi verso l'infinito e oltre, la biografia diventa un'agiografia: Stone decide che il suo Snowden sia un santino al servizio della lotta contro i governi cattivi. Ma il regista gioca una partita impari fin da subito, utilizzando come cornice la realizzazione del documentario Citizenfour che dell'uomo e del personaggio aveva raccontato tutto e meglio.

Se l'impianto ideologico era previsto e facente parte del gioco - anche se accettare un mini-comizio in cui Stone si incarna in Snowden (piuttosto bravo Joseph Gordon Levitt) è arduo -, quello che non ci si aspetta dal regista è la piattezza monocorde che si avverte dopo l'inizio scorrevole, gli aspetti interiori che appesantiscono la narrazione e soprattutto la completa mancanza di vigore stilistico: al film manca il rigore appassionato di JFK ma anche, sorprendentemente visto l'autore, il furore registico, la tensione e la suspense completamente mal gestite (basti vedere come il gran finale con i file copiati e la "liberazione" in controluce di cui dicevo all'inizio sia del tutto sottotono nel montaggio, indegno di una brutta serie tv), la messinscena placida e un po' fasulla. Il messaggio è chiaro: la 3^ guerra mondiale è già in atto, è on line e ne siamo tutti coinvolti, volenti o nolenti. Ma il film più che una chiamata alle armi sembra una chiamata persa. 

Voto: ★½

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