L'estate di Davide (Carlo Mazzacurati, 1998)

Pubblicato il da Emanuele Rauco

L'estate di Davide (Carlo Mazzacurati, 1998)

La gioia dell'aria aperta, il calore e il sudore dell'estate, i colori umidi e tenui della Bassa Padana: elementi non comuni nel cinema italiano, soprattutto quello recente. Elementi che Mazzacurati ha sempre utilizzato con gusto e convinzione e che in L'estate di Davide arrivano al suo apice stilistico nel racconto di un ragazzo che fugge dall'oppressione di una famiglia scombinata per passare l'estate con gli zii, tra amori e delusioni.

Fugge dalla pur amata Torino il regista e si rifugia in luoghi ancora più cari che qui - a differenza dell'esordio Notte italiana e del successivo La giusta distanza che formano un'ideale trilogia del Po - vengono per la prima volta colti nella loro vitalità, con un gusto pittorico a cavallo tra l'impressionismo e il realismo di provincia del dopoguerra. E questo tono, l'atmosfera malinconica di luoghi e personaggi convincono anche grazie alla studiata lentezza del racconto. Perciò quando la storia prende altre pieghe, cerca di concentrarsi e di inspessirsi di vene tragiche, Mazzacurati stona, aggiunge quando invece il flusso procedeva verso il togliere, sottilinea con la scrittura quello che i paesaggi e i personaggi avevano già suggerito.  

Voto: ★★

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