Tutti a casa (Luigi Comencini, 1960) #VeneziaClassici

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Tutti a casa (Luigi Comencini, 1960) #VeneziaClassici

Se qualcuno dovesse mai chiedermi qual è il grande "romanzo" cinematografico italiano, sarei indeciso tra La grande guerra di Risi e Tutti a casa. A occhio, ma forse ha a che fare con la freschezza della visione, scegliendo il film di Comencini. Perché nell'errare del tenente Innocenzi (Alberto Sordi al suo meglio) e di alcuni del suo battaglione lungo l'Italia divisa dall'armistizio che li ha colti alla sprovvista, c'è un concentrato straordinario dello spirito italiano, in cui il patriottismo ha a che fare più con le scelte (e gli errori) morali che con l'ideologia.

Un passato recente con cui parlare del presente, raccontare l'uomo italiano alle prese con le decisioni difficili, l'individualismo innato e la voglia di fuga da tutto, in cui si racconta il difficile, paradossale e ovviamente tragicomico passaggio da fascismo a democrazia come il passaggio dal dovere alla consapevolezza della giustizia: per questo, rispetto a La grande guerra, il finale è ancora più significativo: l'atto di passeggero eroismo che capita a tutti nella vita non passa dal senso di nazione (che poi porterà distorto al fascismo) ma dalla consapevolezza di una giustizia che faccia stare in pace con sé stessi. Il tutto narrato con il senso del ritmo e le notevoli sfumature dei toni (bellissimo il rapporto di Sordi con il padre, Eduardo De Filippo) che Comencini possedeva nel suo repertorio. 

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