The Nights of Zayandeh-rood (Mohsen Makhmalbaf, 1990) #Venezia73

Pubblicato il da Emanuele Rauco

The Nights of Zayandeh-rood (Mohsen Makhmalbaf, 1990) #Venezia73

Ci sono almeno 3 sequenze mute in The Nights of Zayandeh-rood. E non perché Mohsen Makhmalbaf ha scelto di privarle dei dialoghi, ma perché lo stato iraniano le ha rese tali. Al di là della disavventura - ritirato, privato di 37 minuti andati distrutti, sequestrato anche se mutilato, trafugato dagli archivi di stato per poi essere restaurato nella versione di 63 minuti - il film resta un documento importante perché mostra la violenza di uno stato dittatoriale, i segni e le cicatrici sul corpo della cultura e dell'arte.

Il film racconta di un professore che prima della rivoluzione islamica viene accusato dal regime dello scià di offendere il re e per questo subisce una serie di vessazioni che lo portano sulla sedia a rotelle; ma a rivoluzione avvenuta le cose per lui non cambieranno. Non è difficile capire i motivi per cui il governo degli ayatollah abbia voluto togliere di mezzo The Nights of Zayandeh-rood: un apologo preciso sulla violenza come elemento essenziale della natura umana ma radicato nella cultura iraniana, uno sguardo per nulla pacificato sui metodi mortiferi di un paese, una nazione che vuole morire (la figlia del protagonista aiuta gli aspiranti suicidi e anche lei, a un certo punto vuole morire) la cui società è retta metaforicamente da uomini a metà, senza gambe, menre le donne sono in piedi, vive. E umiliate. Velatamente onirico, dal retrogusto grottesco e di notevole libertà visiva. E la libertà, lo sappiamo, fa male. 

Venezia classici: 2 settembre 09:30 - Sala Volpi

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