Nostra signora dei turchi (Carmelo Bene, 1968)

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Nostra signora dei turchi (Carmelo Bene, 1968)

E' un anti-film Nostra signora dei turchi, così come il romanzo omonimo era un "anti-romanzo": Carmelo Bene mette piede al cinema con un'opera che è lo specchio della sua personalità artistica, che ne segue gli interessi, gli amori, gli odi, le inclinazioni, la follia colma di genio. Il parto di una mente multiforme che naviga dentro la propria perdizione e la propria esaltazione, un'opera lirica che trabocca di voci, suoni, canzoni e composizioni, immagini distorte e sublimi, calpestate (letteralmente) e curatissime: barocca, come l'arte leccese che amava.

"Impenetrabile a ogni interpretazione razionale" (Morandini), Nostra signora dei turchi è un laboratorio in cui attraverso forme di anarchia estetica e sperimentazione radicale Bene fa a pezzi i cardini della cultura e della storia artistica italiana, con un nichilismo che l'ironia - anche auto-riferita - rende ancora più tagliente e peculiare. Un film che erompe, un caleidoscopio inarrestabile e spericolato, incomprensibile eppure pieno di godimento anche grazie alla straordinaria voce del demiurgo che accompagna lo spettatore incantandolo in ogni svolta dell'opera. 

Voto: ★★★

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