Blair Witch (Adam Wingard, 2016) - ★½

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Blair Witch (Adam Wingard, 2016) - ★½

L'elemento più interessante di Blair Witch, il remake travestito da sequel di The Blair Witch Project, è forse involontario. Wingard racconta la stessa storia dell'originale (ragazzi si perdono in un bosco posseduto) - datato 1999 -, con la stessa tecnica delle riprese in soggettiva e la cornice del found footage: quello che ovviamente è cambiato è il contesto produttivo e culturale, in cui l'horror in prima persona è diventato un canone del cinema a basso costo e non più una sorpresa tecnica. 

Cosa comporta questa standardizzazione? La restaurazione del montaggio analitico e della sintassi classica che il cinema in POV reso di massa dal film del '99 aveva contribuito a rompere. Se la sfida tecnica è ormai risaputa e la forma in soggettiva è ormai convenzionale, Wingard non può far altro che moltiplicare i punti di ripresa, le telecamere e le macchine con cui riprendere - tra cui l'ormai onnipresente drone, ben utilizzato stavolta - e utilizzarli per confermare le tecniche tradizionali, i raccordi spaziali e di movimento, persino il montaggio sonoro con l'audio che fa da collante tra due inquadrature per non far notare lo stacco. Puro montaggio invisibile di scuola hollywoodiana per un film che in effetti non fa molto per farsi notare (sequenza del cunicolo nel finale a parte).

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