Star Trek Beyond (Justin Lin) - ★★½

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Star Trek Beyond (Justin Lin) - ★★½

Come dice Pier Maria Bocchi in un recente articolo su Cineforum, la critica dovrebbe ricominciare a contestualizzare il cinema d'azione o quello più commerciale, perché - e ha pienamente ragione - nelle "pratiche basse" del cinema si nascondono molti più refoli di attualità, a prescindere dalla mera attività del giudizio o dell'inutile dualismo "mi piace/non mi piace". Per esempio: in un film anche mediocre (per esempio, Jurassic World) ci possono essere molti spunti di riflessione. Per esempio, Star Trek Beyond, terzo film da quando la serie tratta da Gene Roddenberry è rinata con J. J. Abrams, lavora sul cinema in maniera per nulla banale e attraverso i mezzi del blockbuster "sente" anche la realtà. 

Il cambio di regia - stavolta tocca a Justin Lin, un esperto di automobili veloci e furiose e ballerini hip-hop in 3D - toglie al film il tono autoriale e lo rende definitivamente un gran giocattolo di effetti speciali, azione, spettacolo. Eppure, Lin nel suo limitarsi a lavorare dentro i confini del prodotto, il cui scopo è quello di riallacciarsi allo spirito della serie originaria dopo averne riscritto immaginario e mitologia, usa i 185 milioni a disposizione con relativa creatività e una certa consapevolezza, come dimostra il lavoro sullo spazio: se i dubbi morali e la fatica spirituale dell'Enterprise e del capitano Kirk nascono dalla "mancanza di una direzione" della missione, dal suo vagare senza uno scopo definito, Lin gioca a negare i punti di riferimento del montaggio analitico classico, a scambiare centri e punti di fuga dall'inquadratura, a far vagare l'immagine dentro lo spazio filmico reso possibile dalla computer grafica e dalla virtualità anti-analogica del cinema popolare contemporaneo, spiazzando (più o meno) lo spettatore e ampliando l'impatto visivo. Ed è un modo anche per rispecchiare - volontariamente o istintivamente conta fino a un certo punto - il rapporto che il mondo (La Federazione, sempre più emblema delle Nazioni Unite) ha contro i nuovi nemici, anch'essi senza centro ma non senza direzioni, massa indistinta ma pensante che sembra echeggiare al terrorismo di strettissima attualità. E oltre a questo, la sceneggiatura (scritta anche dal nerd Simon Pegg) gestisce con intelligenza queste coordinate costruendo per esempio un racconto che parte come corale e con i minuti riacquista Kirk (il centro perduto) come protagonista: l'unione fa la forza se (e solo se) il leader è forte e valido.

Stando all'articolo di Bocchi viene da fare un parallelo con Jason Bourne, di cui lui parla in toni molto più entusiastici di quelli che avrei usato io: che ha alle spalle un regista molto più raffinato come Paul Greengrass, ma che ha scelto un modo decisamente più convenzionale per lavorare sullo spettacolo. Lo stile consueto di Greengrass è rimasto bloccato negli anni, ha fatto scuola con i suoi stacchi di montaggi frenetici, le zoomate della nervosa macchina a mano, le scene d'azione oltre ogni limite realizzate a regola d'arte con le immagini che la riducono a puro movimento. Ma è diventato standard, anche in molte produzioni televisive, non sorprende più perchè fa ormai parte dell'alfabeto visivo dello spettatore medio, così come la sintassi della suspense, il ritmo piano che poi accelera: ci si può accontentare volendo della perizia estrema delle sequenze cardine (poste in apertura - ad Atene - e in chiusura e comunque inferiori a The Bourne Ultimatum), ma Greengrass paga il pegno di voler uscire fuori dal mero steccato dell'action movie con riferimenti geopolitici evidenti e consapevoli (e anche questi, standard per chi segue un po' di buona tv). E alzando la posta, deve giocare a un livello più alto. Non ci riesce. A differenza di Lin che dentro un recinto più comodo si dimostra intelligente outsider della regia spettacolare.

Star Trek Beyond (Justin Lin) - ★★½

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N
Ciao Emanuele, ti apprezzo molto perchè sai bene di cosa stai parlando. Fatta questa premessa, condivido quasi del tutto la tua opinione su questo Star Trek, io però mi sono anche abbastanza annoiato in alcuni frangenti ma a salvare tutto ci ha pensato il sottile e fine equilibrio tra tamarrata (riecco sabotage ripescata dal primo film ed elevata ad una nuova concezione di Azione e caciaroneria, oppure Kirk che fa il Toretto della situazione con la motocicletta per salvare l'amici) e avventura spaziale.
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E
Grazie mille del commento e dei complimenti :)