Lights Out (D. F. Sandberg) - ★½

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Lights Out (D. F. Sandberg) - ★½

"I have a costant fear that someone's always near" cantava Bruce Dickinson in Fear of the Dark. La paura del buio segna Lights Out, esordio nel lungometraggio di David F. Sandberg: non solo in termini di effetti visivi e senso della tensione, ma perché - a partire dall'omonimo corto dello stesso autore - il buio diventa uno spazio, un luogo fisico, quello in cui il mostro del film può agire contro i protagonisti che hanno come unica arma per difendersi la luce. 

Come in un gioco infantile in cui il tappeto o il divano sono isole o mari da conquistare o in cui cadere, il buio e la luce sono zone in cui salvarsi o morire e l'infantilità è la chiave prediletta dal regista per accingersi al film che non ha pretese di serietà o di approfondimento - nonostante la trama psicoanalitica costruita per supportare l'idea del corto (cortissimo, nemmeno 3 minuti) - ma che preferisce la dimensione dell'avventura domestica, appunto del gioco. Sandberg sa costruire una dimensione adeguata a un horror di consumo, non bara, ha mestiere e qualche buona idea: peccato che dopo aver mescolato e disposto con cura le carte a sua disposizione, Sandberg non le giochi con altrettanta perizia, difetta di forza registica, di compattezza, di finezza e quando il gioco si fa duro il talento lo soccorre a fasi alterne tralasciando la creazione di tensione per meccanismi più risaputi. E' comunque un regista da tenere d'occhio.

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