Olive Kitteridge - Miniserie HBO

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Olive Kitteridge - Miniserie HBO

Ci voglio tornare sul rapporto tra dominio culturale della serialità, non solo televisiva, cambiamento del linguaggio cinematografico e percezione dello spettatore, ma un elemento importante è che mi pare che le miniserie siano il vero collante tra il cinema e la tv e lo dimostra benissimo Olive Kitteridge, prodotto HBO tratto dal romanzo di Elizabeth Strout, scritto da Jane Anderson e diretto da Lisa Cholodenko per raccontare una ventina di anni nella vita della protagonista eponima, donna tanto pragmatica da rasentare il cinismo, e delle persone che la circondano e che in qualche modo subiscono la sua difficoltà nell'aprirsi ai sentimenti. 

Un mélo minimalista forse, in cui è un semplice cattivo carattere a causare dolori, incomprensioni e rancori quotidiani e comuni, tanto comuni da far male allo spettatore. Dove Olive Kitteridge (o Mildred PIerce o Red Riding Trilogy o prima ancora il dittico spielberghiano Band of Brothers e The Pacific) vince è nella sua complessità, nella capacità di costruire personaggi e situazioni che echeggiano dentro lo spettatore lampi di universalità e ciò è possibile perché a differenza della narrazione televisiva di lungo respiro non so ha un'idea precisa di dove arriverà, ma soprattutto la regia è al centro del gioco assieme alla scrittura, non le è subordinata. L'immagine proprio perché all'interno di un discorso non replicabile all'infinito non ha la mera funzione di veicolo di racconto, ma può produrre senso anche in assenza di storia (in questo caso l'uso sublime dei dettagli o dei piani prolungati). Può cioè essere vero cinema e non semplice parvenza al servizio di un racconto che ha l'obbligo di andare avanti per anni. La conquista della stasi sembra essere la nuova frontiera.

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