La moglie dell'aviatore (Eric Rohmer) - ★★½

Pubblicato il da Emanuele Rauco

La moglie dell'aviatore (Eric Rohmer) - ★★½

La nouvelle vague è lontana più di 20 anni quando Eric Rohmer realizza La moglie dell'aviatore (1980) ma all'ingresso di uno dei decenni più controversi per la storia del cinema d'autore, la lieve storia di un uomo che pedina e spia l'amante della donna con la quale sta chiudendo una relazione grazie all'aiuto di una 15enne è un punto interessante per provare a capire lasciti ed evoluzioni di quel movimento. 

Con il maturare del suo talento registico e con l'affinarsi della vena filosofica, il cinema di Rohmer si è andato sempre più rarefacendosi, a differenza di Truffaut - cantore moderno di un cinema dalle fattezze classiche - o di Godard - estremista, direi terrorista della sperimentazione cinematografica e video -, per non dire dell'inafferrabile percorso di Rivette. Dopo i Racconti morali, La femme de l'aviateur inaugura il ciclo Commedie e proverbi in modo opposto alla severità delle opere immediatamente precedenti: qui Rohmer fa balenare un aria di giovinezza, di frivolezza pensosa in un film costruito per lunghi dialoghi e inquadrature, con piani d'ascolto particolarmente significativi e dettagli rivelatori (le bocce di vetro, quella col pesce e quella con la neve, nel dialogo finale a dire che siamo tutti bloccati in balia dello sguardo altrui) che sembrano riportare allo spirito di parte della nuova onda francese sotto una forma diversa, un interstizio tra improvvisazione - stupenda in questo senso la prova di Anne-Laure Meury, all'epoca realmente 15enne - e progettazione, tra evidenza del reale e progettazione/rielaborazione del cinema. Tra le ultime scie di una lunga corrente. Eppure tra quelle più ricche di futuro. 

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