The Last Face (S. Penn) ★ #Cannes2016

Pubblicato il da Emanuele Rauco

The Last Face (S. Penn) ★ #Cannes2016

Se il prologo è una scritta bianca su fondo nero e cartina dell'Africa in cui si spiega che anche durante le più sanguinose guerre civili può nascere l'amore tra un uomo e una donna, come si può restare seri e concentrati per il resto delle 2 ore di The Last Face di Sean Penn? Il ridicolo e il serioso vanno a braccetto e si esaltano, ovviamente, nella storia di due medici in missione umanitaria in Africa e del loro amore tormentato tra una bomba e un bimbo che muore, al ralenti o nel controluce di una fiamma.

Lo scandalo del film - proprio in virtù della sua buona fede e delle urgenze del suo autore - è che ogni sequenza, scena, immagine o dialogo sembra fatta con lo scopo di far sentire in colpa lo spettatore perché magari è bianco e non povero, o peggio serve a predicare o schiaffeggiare in un'idea di cinema come comizio e telenovela umanitaria. Penn innerva nel film tutto il peggio della retorica equa e solidale, il paternalismo occidentale raggiunge livelli poderosi in una sequenza di sculto (Charlize Theron come una madre terra bianca - e sudafricana - inala il soffio della vita in un neonato nero che rischia di morire), ma ciò che è peggio il regista subordina il film (e il cinema) al messaggio. Dimenticandosi che per arrivare a destinazione un messaggio ha bisogno di un linguaggio. E in questo il linguaggio è nullo o più spesso grossolano.

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