Personal Shopper (O. Assayas): ★★ #Cannes2016

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Personal Shopper (O. Assayas): ★★ #Cannes2016

Una caratteristica che non si può negare ad Olivier Assayas è il coraggio che lo porta a farsi apprezzare anche in progetti spericolati e sbagliati, come per esempio Demonlover o il suo nuovo, Personal Shopper, in cui ritrova Kristen Stewart nei panni dell'assistente di un diva della mondanità che è anche una medium che attende un segno dal fratello morto da poco, ma si ritroverà in una storia oscura. 

Assayas il suo coraggio lo mostra fin da subito, nelle scene buie, solitarie e silenziose con cui descrive la sensibilità della protagonista, nei suoi lunghi dialoghi scritti al cellulare con lo spirito che la perseguita, in una splendida scena di vestizione dal sapore lynchiano che diventa gioco filmico su doppio, identità e apparenza: in pratica nel prendere la convenzionalità di una ghost story e darle il fascino di un viaggio nel buio dell'esistenza. E allora, in nome di questo coraggio che si permea di incoscienza, perché voler affrontare direttamente gli stereotipi delle apparizioni, dei fantasmi in CGI, dell'invisibilità esibita e del colpo di scena richiamandosi a convenzioni che non sa gestire e che gli fanno perdere le occasionali battaglie col ridicolo? E' un film che non si può dire né bello, né tantomeno riuscito. E' un'operazione semplicemente sbagliata. In cui però il continuo rincorrersi di bellezza e bruttezza dà a Personal Shopper l'aura dei fallimenti a cui ci si può affezionare. Come solo gli insensati atti di coraggio possono fare.

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