I, Daniel Blake (Ken Loach) - ★★½ #Cannes2016

Pubblicato il da Emanuele Rauco

I, Daniel Blake (Ken Loach) - ★★½ #Cannes2016

Qualche giorno si rifletteva su Facebook di come un film che si pretenda realistico debba possedere almeno una parte della molte sfumature della realtà e rifiutare i toni troppo netti, compatti, asfissianti. Ken Loach lo sa perfettamente, lo ha sempre saputo e continua a saperlo in I, Daniel Blake, che si muove tra commedia sociale e socialista e rassegnata tragedia umana nel raccontare la battaglia quotidiana di un uomo in attesa dell'invalidità e di una donna che cerca il sussidio per mantenere i figli.

Una situazione disperata che Loach non affronta mai disperatamente, sapendo che per coinvolgere il pubblico e fargli comprendere il senso del suo messaggio di solidarietà e comprensione contro i demoni di una burocrazia sempre più invasiva e subdola deve restituire tutta la densità del quotidiano, la sua ricchezza di nuance: magistrale l'apertura, un assurdo dialogo su schermo nero tra il protagonista e un'operatrice sanitaria incompetente e robotizzata. Mentre cresce la risata per la costruzione del dialogo, si assiste sgomenti alla sordità del nuovo potere e dei nuovi strumenti istituzionali per esercitarlo. Loach, che sfodera assieme al prode Paul Laverty il piglio narrativo dei bei tempi, sa toccare punte di dolore assoluto con la naturalezza della vita: la secchezza del monologo finale vale più di mille esempi. Certo, la programmaticità di fondo diventa evidente coi minuti e chiude un po' il respiro di I, Daniel Blake. Ma di un vecchio come Loach credo ci sia ancora bisogno. 

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