Aquarius (K. Mendonça filho) - ★★★ #Cannes2016

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Aquarius (K. Mendonça filho) - ★★★ #Cannes2016

In un festival di nomi grandi e a volte sottotono, è bello venire sorpresi da un film che si pensava messo in disparte: Aquarius di Kleber Mendonça filho è uno dei motivi per venire a un festival come Cannes a fare scorpacciata di film. I cinefili più aggiornati giurano sulla bontà dell'autore fin dal primo lungometraggio (O som ao redor), io che ho visto solo questo posso garantire sulla stoffa da grande regista.

Attraverso una regale Sonia Braga, Mendonça filho racconta il proprio paese dagli anni '80 a oggi, dalla riscoperta della libertà ai soprusi del neo-liberismo, passando per la metafora velata ma angosciante del cancro; attraverso il personaggio di Clara, il regista racconta con grande fascinazione e amore, persino desiderio, i misteri e i segreti, i risvolti di una donna e il suo posto in una famiglia che pare un affresco; ma soprattutto Clara/Braga diventa il prisma attraverso cui irradiare il film di uno stile spesso trascinante, in cui la trasparenza verista, la visionarietà latente e la dolcezza emotiva e musicale si fondono praticamente in ogni inqudratura. Come nei migliori film di Rivette, in Aquarius i personaggi sono - concretamente o poeticamente - porte per altri luoghi, tempi e mondi, dando al film la sensazione che ogni cosa potrebbe succedere e che nulla sarebbe fuori posto, nel bene e nel male. Per chi come me arriva in ritardo, un nome da segnare. 

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