The End of The Tour | James Ponsoldt

Pubblicato il da Emanuele Rauco

The End of The Tour | James Ponsoldt

Ancora film sul sogno americano e sugli uomini di fronte a quel sogno. Chi se ne bea mostrandone la magnificenza (Joy), chi è incastrato dalle sue connotazioni da incubo (1981: indagine a New York). Ma c'è anche chi lo rifugge trovandoselo di fronte: è il David Foster Wallace raccontato da James Ponsoldt in The End of the Tour, più che un biopic una porzione di vita dello scrittore, raccontato durante il tour promozionale di Infinite Jest attraverso il rapporto con il giornalista che lo seguì, David Lipsky.

Intelligente ai confini col genio, anti-intellettuale, fanatico di cultura pop e drogato di tv, Wallace è ritratto come un uomo continuamente fuori posto, tanto nel successo quanto nel fallimento, nell'euforia, che si trova nel mezzo del'american dream, del trionfo ottenuto partendo dal basso, con le proprie forze, e lo rifiuta. Questo sentimento e questo movimento Ponsoldt li concentra soprattutto su Jason Segel (straordinario, nel ruolo di una carriera) che è perfetto nell'essere continuamente fuori parte come attore, nel rifiutare ogni trucco, tecnica, appiglio che potrebbe portarlo dentro al personaggio per restare sempre meravigliosamente fuori parte ed essere così incredibilmente aderenete a un uomo fuori parte, ineguagliabile nel capire i meccanismi parcellizzati del mondo senza poterlo capire nella sua interezza. Ponsoldt, a differenza di Lipsky, non prova neanche a gareggiare in "intelligenza" con DFW, si tiene in disparte e realizza un film che non deve per forza dimostrare il suo acume, ma che ciononostante sa accompagnare lo spettatore e sprizzare capacità.
 

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