Irrational Man | Woody Allen

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Irrational Man | Woody Allen

(pubblicato su La rivista del cinematografo, dicembre 2015)

Mentre si continua a bollare il recente cinema di Woody Allen come minore e a denunciarne ripetizioni e manierismi, si perde di vista un dato di fatto: che Allen nel corso degli anni ha continuato a rileggere, a criticare, a riformulare il proprio cinema e i suoi topoi. Irrational Man pare continuare con maggiore ironia e beffardo cinismo questa operazione, continuando non di meno a parlare di esseri umani.

Il film racconta la relazione tra un professore di filosofia, sfatto e nichilista ma affascinante, e una studentessa: il cliché tipico si tingerà di nero quando l'idea di uccidere un giudice incompetente darà al professore nuova linfa vitale. Allen, autore ovviamente anche della sceneggiatura, parte da Crimini e misfatti e Match Point per virarli in salsa beffarda, in chiave di commedia nera con la quale smitizzare alcuni degli elementi cardine del proprio cinema.

A partire dalla depressione del protagonista, presentata come maschera sociale più che disagio umano, Irrational Man infila i cliché e i luoghi comuni del cinema alleniano e li smonta con cura e spietatezza: l'amore per la filosofia e la psicoanalisi, i classici russi e il cinema d'epoca, le idiosincrasie borghesi, tutto mostra il suo vero volto alla luce della stupidità con cui Allen descrive i personaggi, mostrandoli come parvenu. È un cinismo che non è fine a se stesso, ma serve a fare i conti con la propria età e la propria idea di sé. Il tutto con una precisione di scrittura e regia ormai finissima, da cui bisognerebbe apprendere ogni tocco, ogni cambio di ritmo, ogni notazione: basti vedere la scena chiave del film, quando Joaquin Phoenix, bravissimo in vesti che ironizzano sul suo cliché, prende atto di voler uccidere il giudice.

Come i veri maestri, coloro che fanno cinema come respirano, l'uso dei piani, dei campi, di musiche e movimenti è finalizzato all'idea che vogliono comunicare e al netto di categorizzazioni che hanno più a che fare col gusto che con la critica, vanno sempre a segno, come la luce che irradia dal volto di Emma Stone.

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