Mia madre fa l'attrice | Mario Balsamo

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Mia madre fa l'attrice | Mario Balsamo

Fare cinema per ricucire i fili della propria vita, per capire le persone che ci circondano e noi stessi, rendere utile e terapeutico l'atto creativo senza mai guardarsi l'ombelico, ma puntando a un pubblico potenzialmente universale. E' il cinema che Mario Balsamo ha fatto con il precedente Noi non siamo come James Bond e che continua a fare con il nuovo Mia madre fa l'attrice, in cui racconta il tentativo di fare un film con la madre, sulla madre, sfruttando la di lei personalità e una breve carriera nel mondo del cinema (culminata in La barriera della legge). 

Per riuscire a fare questo, Balsamo applica due procedimenti: uno è il ribaltamento, ovvero prendere la realtà di ciò che riprende e tramutarla in filmico, in racconto e viceversa, irrompere con il reale nei momenti scritti, coinvolgendo il pubblico tanto nella riflessione "teorica" quanto nel racconto emotivo. E soprattutto spostare attraverso la macchina da presa e l'istintiva comunicatività (che pare una via di mezzo tra Nanni Moretti e Gianni Di Gregorio) di continuo il centro dell'attenzione cinematografica, slittare il senso della scena, di mode che ai personaggi/persone più spigolosi finisi sempre per voler bene, dopo il fastidio scatta la commozione (la mamma che racconta il finale), la gag cela frammenti di verità (i ripetuti ciak sulla scalinata. Soprattutto, traslando l'empatia dello spettatore, così che il figlio cominci a capire meglio il genitore e il genitore a sentire i bisogni del figlio. Di modo che ogni spettatore possa usare il cinema come lieve terapia, non solo il suo autore.  

 

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