The Confessions of Thomas Quick | Brian Hill #RomaFF10

Pubblicato il da Emanuele Rauco

The Confessions of Thomas Quick | Brian Hill #RomaFF10

Qualche volta un regista può e deve fare un passo indietro rispetto al materiale che ha tra le mani. A volte, la semplice (tutt'altro che semplice) narrazione può bastare. E' una riflessione che viene guardando The Confessions of Thomas Quick, documentario che Brian Hill ha realizzato partendo da un caso giudiziario svedese, quello del serial killer del titolo che ha confessato 39 atroci delitti, ma ha anche messo in crisi l'intero sistema giudiziario progressista della nazione (non vi dirò come, qui lo spoiler è un reato).

La storia del film è semplicemente pazzesca, una sconvolgente riflessione sulla manovrabilità della mente umana, sull'inesistenza della verità, sulla fragilità dei pilastri fondativi di una nazione e sulla matrice culturale (libri, cinema, immaginari) di questi massimi sistemi. E Hill si limita a seguirla, a lasciarsi trascinare in un abisso di rivleazioni che davvero fa l'effetto di un buon thriller, affidandosi a una messa in scena che si potrebbe anche definire televisiva - e gli inserti di fiction lo sono di sicuro - senza immagini forti o scioccanti, con scelte a volte discutibili, ma che sorregge un racconto del genere con funzionalità e precisione, senza negarsi anche qualche ambizione sull'ambiguità ontologica di ogni immagine, filmica e non. A dimostrazione che anche film senza ambizioni estetiche possono aprirsi nella mente dello spettatore, grazie a quel lato della regia che si chiama raccontare e che in molti sottovalutano.

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