Spotlight | Tom McCarthy #Venezia72

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Spotlight | Tom McCarthy #Venezia72

A volte sottovalutata dai cinefili più puri, l'arte del racconto al cinema è qualcosa di prezioso. Se decidi di raccontare una storia devi saperlo fare al meglio e la tradizione classica del cinema USA viene in soccorso anche a Tom McCarthy e al suo nuovo film, Spotlight, fuori concorso a Venezia (perché, essendo il film miglior visto finora?). Solido e avvincente racconto dell'inchiesta giornalistica che all'inizio degli anni '00 portò la redazione del Boston Globe a scoperchiare il verminaio dei preti pedofili e delle azioni di copertura e insabbiamento della chiesa. 

La narrazione, la storia è la corrente vincente nella storia del cinema, la prosa rispetto alla poesia per dirla con Pasolini, e possiamo ancora storcere il naso di fronte a chi - registi e spettatori - preferiscono una bella storia a espressioni visive e visionarie. Ma tant'è. E se il tuo cinema è un cinema di storie, allora che il narratore operi a regola d'arte, come McCarthy: sceneggiatura di ferro, in cui un intreccio frizzante come un thriller si sposa con la cura dei personaggi, l'assenza di fronzoli per andare dritto al punto della sua accusa; un punto di vista originale che fa vedere come mai nel cinema di finzione, la chiesa cattolica come una mafia, radicata nel territorio, che agisce culturalmente e di fatto con i modi e le strutture delle cosche; una costruzione esemplare per pulizia e una regia efficacissima nell'andare sempre al cuore della scena; attori che sappiano incarnare ruoli e persone in modo mirabile. Può sembrare poco, ma spesso è molto. Sicuro molto più di ciò che il cinema medio offre di recente. 

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