She's Funny that Way di Peter Bogdanovich

Pubblicato il da Emanuele Rauco

She's Funny that Way di Peter Bogdanovich

(pubblicato su Il mucchio di aprile)

Ci sono molti motivi per cui un regista hollywoodiano viene esiliato nel cinema di basso profilo oppure in tv. Perché i suoi atteggiamenti, le sue idee politiche, il suo stile di vita non sono “consoni” alla ritualità hollywoodiana. Oppure semplicemente perché non è più attuale, perché non incassa più come una volta, perché i suoi film paiono antiquati. Peter Bogdanovich fa parte della seconda categoria: dopo aver contribuito allo splendore della New Hollywood con film come Ma papà ti manda sola, Paper Moon e L'ultimo spettacolo, dagli anni '90 è stato vittima di un ostracismo silenzioso, quieto, come nel suo stile, fatto di progetti senza nerbo o parcheggi televisivi di maggiore o minore prestigio, ma pur sempre parcheggi. A più di 20 dall'ultimo progetto di serie A (Quella cosa chiamata amore con River Phoenix), Bogdanovich ritorna finalmente al cinema con la C maiuscola grazie a Tutto può accadere a Broadway (She's Funny that Way), commedia brillante e sentimentale – suo terreno di battaglia preferito – che presentata in anteprima all'ultima Mostra di Venezia ha dimostrato come il 76enne regista americano sia ancora capace di gioielli.

Il film racconta un gioco di intrecci, equivoci e incastri da perfetta commedia dei tempi che furono: un regista teatrale in città per una sua produzione incontra Isabella, una bella e affascinante escort, alla quale offre 20000 dollari per smettere di prostituirsi e seguire il suo sogno, nella fattispecie quello di attrice. Lei lo farà. Partecipando all'audizione del suo nuovo spettacolo. Nel quale, recita anche la moglie del regista. Pochade allo stato puro che Bogdanovich, aiutato in sceneggiatura a Louise Stratten trasforma nella miglior commedia screwball da molti anni a oggi.

Bogdanovich parte da Ernst Lubitsch e da Woody Allen e si ricollega al suo Rumori fuori scena, per raccontare una storia di amore e sesso, prostituzione fisica e intellettuale, mischiando vorticosamente artisti e mercenari e ribaltando di continuo i punti di vista per creare uno di quei film apparentemente fuori dal tempo e che pure sanno dire qualcosa del mondo in punta di penna, non restando chiusi nella satira del mondo dello spettacolo – come fa Birdman, per esempio – ma utilizzando quel mondo per farne uno specchio e uno schermo, attraverso lo sguardo esterno di Isabella, escort per convenienza eppure tutt'altro che adagiata su una vita squallida, donna forte dietro le apparenze fragili che saprà volgere le meschinità che la circondano in occasioni da sfruttare (e infatti il film è incorniciato, con classico escamotage, dall'intervista di lei ormai diva, che narra in flashback), gettando uno sguardo sarcastico ma non cinico sull'allure di Broadway e per transizione di Hollywood.

Ma Bogdanovich è autore scevro da ogni intellettualismo, non ci sono virtuosismi in Tutto può accadere a Broadway, solo semplice gusto per la commedia e l'umorismo, per la costruzione ingegnosa e trascinante, in cui la nostalgia del regista non pesa sullo spettatore anzi, lo accompagna in un'atmosfera senza rimpianti, ma di cui si gode e si fruisce con immediatezza. Un film che finalmente restituisce la capacità hollywoodiana di realizzare commedie perfette, ricche di idee comiche, di personaggi memorabili (su tutti, il vecchio detective ingaggiato da un giudice per seguire la prostituta, di cui è innamorato, e che s'innamora a sua volta), sorretto da un ritmo perfetto e sempre più trascinante, come da manuale.

Un film di cui non si vorrebbe mai fare a meno, di quelli che si rivedono con gioia ogni volta che piove o ci si sente male con un cast a dir poco superbo, capace di gestire sfumtaure che le commedie contemporanee degli Apatow, dei Sandler e via dicendo hanno reso quasi desuete: a partire dall'indimenticabile Isabella di Imogen Poots, proseguendo con Owen Wilson e Jennifer Aniston e finendo con Kathryn Hahn (rivelazione) e il sempre affidabile Rhys Ifans.

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