EMA e il viaggio nel cyberpunk

Pubblicato il da Emanuele Rauco

EMA e il viaggio nel cyberpunk

(pubblicato sul numero 1 di Radical Pop)

 

Siamo tutti invasi dall'alta tecnologia. Connessi quasi 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Come se ci fossimo estesi nei dispositivi che utilizziamo. Abbiamo realizzato l'epica e la poetica del cyberpunk, la corrente letteraria e poi artistica che dai primi anni '80 ha raccontato la fusione tra macchina e umano, la connettività come nuovo tessuto organico. Temi a cui EMA è sensibilissima, specie dopo i turbamenti che lo sovraesposizione del secondo disco solista Past Life Martyred Saints le ha procurato e che non ha mancato di riversare in brani come 3Jane e Neuromancer, titolo direttamente ispirato al romanzo di Gibson manifesto del cyberpunk. Ma se c'è un ambito in cui il cyberpunk, che anche nei suoni informa la musica di EMA, si è evoluto in modo assolutamente originale è nel cinema. Ecco allora una rapida panoramica in ordine cronologico sui 5 film cardine del cyberpunk cinematografico.

 

1- Tron (1982, Steven Lisberger)

 

Film seminale se ce n'è uno: computer grafica, realtà virtuale, il videogioco, ma soprattutto un mondo visivo e narrativo in cui non esistono confini tra uomo e macchina, tra programma e programmatore, software e hardware. In definitiva tra reale e immaginato, creando i presupposti del cinema contemporaneo anche più delle Guerre stellari di George Lucas. Di buon livello anche il seguito (2010, Joseph Kosinski), ma più tarato sul design e la grafica, meno sul meccanismo.

 

2- Videodrome (1983, David Cronenberg)

 

La creazione della nuova carne, in cui nervi e cavi elettrici sono la stessa cosa, si compie in questo film, nel quale il segnale pirata di alcune videoregistrazioni causa tumori al cervello, allucinazioni, distorsioni della realtà. Videodrome è un catalogo di tutto ciò che è accaduto nei 30 anni successivi, e di come persino la linea tra la vita e la morte abbia un senso molto diverso. Tanto più attuale quanto più la sua messa in scena appare d'epoca. All Hail the New Flesh.

 

3 – Akira (1988, Katsuhiro Otomo)

Tra i terreni su cui far attecchire il cyberpunk, quello dell'animazione giapponese è uno dei più fertili. Padre di quella generazione fu senza dubbio Akira, storia post-apocalittica in cui le motociclette sfrecciano tra architetture che paiono i tentacoli di un'enorme piovra e un governo fantoccio starebbe per distruggere il mondo con la pretesa di salvarlo. Una riflessione durissima sulla costruzione del Messia e uno dei più grandi film d'animazione mai prodotti.

 

4 – Tetsuo (1989, Tsukamoto Shinya)

La nuova carne alle estreme conseguenze: un uomo che si innesta oggetti metallici per puro piacere, un altro che lo investe e comincia a trasformarsi in macchina. Scontro finale, debitore dei mecha della tradizione manga, in cui i due si fondono creando un pene meccanico. Astratto, delirante, senza scampo eppure preciso nel raccontare il cuore stesso del movimento cyberpunk e dei suoi risvolti sessuali. Epocale, tanto da aver dato vita a una trilogia (1992 e 2009, stesso regista).

 

5 – Hardware (1990, Richard Stanley)

Uno dei punti d'arrivo del cinema cyberpunk: bassissimo budget che gioca con i propri limiti, un robot militare che risorge e si ripara con scarti trovati ovunque, un pianeta Terra ormai tossico. La rivolta e l'Apocalisse assumono connotati esplicitamente politici, tra satira e splatter, ma anche saggio di cinema indipendente capace, come il robot al centro del film, di costruirsi con mezzi di fortuna e non fare prigionieri. Geniale talento sudafricano, Stanley non si è più ripetuto.

 

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