Still Life

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Still Life

(pubblicata sul Mucchio di dicembre)

E’ una piccola storia dal grande cuore e una delle più acclamate rivelazioni della 70^ Mostra del Cinema di Venezia: Still Life, presentato nella sezione Orizzonti e in sala per rendere il Natale cinematografico meno arido, è il nuovo film del regista italiano Uberto Pasolini, che da anni vive e lavora a Londra, producendo tra gli altri Full Monty, e che ha colpito moltissimo gli spettatori del Lido e non solo tanto da vincere vari premi in giro per il mondo, da Venezia a Dubai. La storia è quella di un impiegato comunale il cui compito è quello di cercare i parenti e gli amici più vicini delle persone morte in solitudine per preparare loro i funerali e dare loro un addio più dignitoso di quanto la vita abbia donato. Ma la crisi economica che colpisce anche le istituzioni britanniche, porta l’amministrazione a chiudere il suo ufficio e licenziarlo e così il suo ultimo incarico lo costringerà a cambiare la propria vita solitaria e abitudinaria: la morte di un vicino di casa e la conoscenza con la figlia del defunto porteranno un cambiamento radicale nella sua meticolosa routine. Là dove c'era morte ora c'è forse il soffio dell'amore.

Scritto dallo stesso Pasolini, da 35 anni cittadino britannico che continua ad affermare la sua italianità, Still Life racconta la solitudine e il rapporto con gli altri ispirandosi alla nuova vita da divorziato del regista e al proprio sofferto rapporto con l’essere solo. Nonostante i temi delicati, tra il tabù della morte e la mestizia della solitudine, Still Life vuole ritrarre un personaggio curioso e distante con calore, aiutandosi con uno stile che tempera il realismo europeo con le forme stilizzate del cinema di Ozu Yazujiro e Aki Kaurismaki. E Pasolini, con questo dramma pieno di sorriso e calore, è riuscito a conquistare tutti nonostante la difficoltà del tema e il personaggio principale non proprio accattivante. Il film infatti dipinge un essere umano solitario e contento di esserlo, all’apparenza, meticoloso e abitudinario, quasi ossessivo tanto nel lavoro quanto nel privato, che cerca un distacco forzato da una professione e da vite che coinvolgendolo potrebbero portarlo a riflettere su se stesso. Ma gli altri sono una ricchezza e il protagonista lo comprende poco a poco, come le luci e i colori del film che si riempiono, si aprono, assieme a lui riempiono lo schermo: Pasolini sceglie la strada della piccola parabola ironica e forse beffarda, di un confronto tra persone e personalità e racconta la morte come fosse una cappa che soffoca la vita e la vita come un lavoro da portare a compimento. Se la morte è un virus che prima o poi contagia chiunque, l'unico antidoto per quanto limitato e inefficace è la voglia di vivere e la capacità di stare assieme agli altri, di condividere esperienze, come la gioia e il coraggio di uscire assieme a una donna. Poggiato sul talento qui misuratissimo del caratterista Eddie Marsan – indimenticabile istruttore di guida nell'ottimo La felicità porta fortuna di Mike Leigh –, Still Life è un film ricco di ironia e affetto verso la vita e i suoi abitanti, equilibrato nella forma e toccante nel contenuto, controllato ma mai freddo, delicato nel racconto e commovente ma non triste: guardate il finale per convincervene, una parata di chi resta nel limbo che magari sarà anche una trovata telefonata, ma non può non far sorgere una lacrima venata di sorriso. Dopo Machan, Pasolini resta la prova vivente che si può essere internazionali e italiani allo stesso tempo, se si sa quali corde toccare.

7,5

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