La vita di Adèle

Pubblicato il da Emanuele Rauco

La vita di Adèle

(pubblicata sul Mucchio di dicembre)

Il cinema che annulla le distanze tra sé, la vita e lo spettatore. Abdel Kechiche, maestro francese di Cous cous e La schivata, racconta l'educazione alla vita, all'amore e al sesso della ragazza del titolo assieme a una ragazza dai capelli blu che la segnerà. Per sempre? Forse. Di sicuro, la loro storia segna lo spettatore lungo le tre ore di visione di un film potente, che decide di raccontare una semplice storia d'amore – drammatica e gioiosa come ogni storia d'amore – portando sullo schermo tutto ciò che dovrebbe essere osceno, in senso etimologico fuori dalla scena. Il sesso certo, la cui evoluzione racconta l'evoluzione dei personaggi, ma anche il cibo, le lacrime, l'intimità: quelle parti noiose che il motto di Hitchcock taglierebbe e che Kechiche invece usa come chiave per entrare nel cuore dello spettatore. Due attrici da cui tirare fuori un'intensità spaventosa, una macchina da presa che sa dove batte il cuore, la sincerità spiazzante di un sentimento: un capolavoro.

 

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