Il capitale umano

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Il capitale umano

(pubblicata sul Mucchio di gennaio)

Dopo i deludenti ritratti di vita precaria di Tutti i santi giorni, Paolo Virzì riprende vigore, respiro, sguardo e cattiveria e realizza con Il capitale umano il suo film forse più bello, di sicuro più ambizioso. Tratto dall'omonimo romanzo di Amidon, il film racconta la dissoluzione di due famiglie, tra piccola e grande borghesia, alle presi con bolle speculative e tragedie in carne e ossa. Il regista livornese descrive l'anima squallida e deprimente – prima che depressa – di un paese diviso tra chi cerca di volare bruciandosi al sole e chi cade sempre in piedi, guardando con sottile spirito apocalittico e un nichilismo sorridente a un paese che si è sempre detestato e che quindi non può risorgere. Un affresco sociale, civile, politico e umano che – fatte le debite proporzioni di sguardo, messinscena, fasto e importanza storica – potrebbe sembrare una versione del Gattopardo aggiornata al cinema e al mondo del 21° secolo e che tranne qualche tocco più facile, riesce a colpire duro.

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