Un boss in salotto

Pubblicato il da Emanuele Rauco

Un boss in salotto

Cortellesi e Papaleo veri boss del film

Il successo del dittico Benvenuti al sud e poi al Nord ha spinto Luca Miniero a non rischiare, e il primo giorno di programmazione nelle sale dà ragione al regista napoletano che con Un boss in salotto continua a raccontare lo scontro Nord/Sud attraverso la storia di una donna che scappa da Napoli e rinnega le proprie origini e il fratello, che chiede di scontare i domiciliari in attesa di un processo per camorra da lei, al Nord, rovinandole (forse) la vita. Nonostante le premesse, Un boss in salotto (scritto da Miniero con Federica Pontremoli) è una commedia dalle forti venature comiche, che oltre a sondare e ribaltare i vari stereotipi che contrappongono l'Italia, getta un occhio ironico sulla criminalità vista da chi finge di non averci niente a che fare e invece la sfrutta nel modo più subdolo.

I motivi per detestare Un boss in salotto, perfettamente iscritto nel sistema spento della commedia nostrana, o almeno per storcere il naso ci sono tutti: gag già viste e non particolarmente brillanti (il solito gatto maltrattato che viene da Ti presento i miei in poi), canzoni da spot tv, tono sopra le righe senza essere mai davvero eccessivo, eventi e situazioni tagliati con l'accettae una morale - soprattutto finale - continuamente sottolineata dalla musica e dai dialoghi. Eppure Un boss in salotto trova il proprio soffio vitale nella simpatia e nel talento di Paola Cortellesi, vera protagonista del film, e di Rocco Papaleo, che sfruttano il proprio essere al tempo stesso caratteristi e protagonisti per riempire i personaggi di sfumature e il pubblico di sorrisi e risate. Con qualche eccesso di lacrime di cui non si sentiva il bisogno. 

 

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